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PREMIO DRAGUT:al via la terza edizione

Il 3 e 4 ottobre si terrà presso il salone del castello baronale di Minturno, la terza edizione del Premio Dragut, organizzato dall’omonimo comitato.

Come ci tengono a sottolineare gli organizzatori, il Premio è nato per contribuire a restituire la speranza ad un territorio che stenta a decollare. L’epoca in cui Dragut sbarcò per depredare Scauri, Traetto e Castellonorato infatti, cioè il 1552, è stata una delle più buie della storia locale. I Gonzaga infatti trascuravano il Ducato e di conseguenza forti erano le spinte restauratrici.

Molti speravano nel ritorno dei Francesi, i quali arrivarono, ma con una brutta sorpresa: erano infatti accompagnati dal feroce Dragut, che depredò il territorio. La popolazione seppe però rialzarsi recuperando pian piano la dignità che meritava. Il Premio, il cui motto è “Non più per depredare ma per restituire” è suddiviso in cinque sezioni: racconti; poesie; fotografie; musica; arti grafiche e pittoriche. L’evento di apertura delle due serate sarà dedicato alla commemorazione della battaglia di S. Maria infante, in occasione settantesimo anniversario.

il ritorno del Corsaro Dragut nelle coste Scauresi

Nel 1552 il feroce pirata Dragut sbarcò a Scauri, depredò Castellonorato,  incendiò il castello di Minturno, e rapì 200 uomini. Lo fece con l’inganno, poiché la popolazione era convinta che stesse sbarcando, con i Francesi, per liberare il territorio trascurato dai Gonzaga–Colonna. Dopo 4 secoli, in occasione 60° anniversario della Sagra delle Regne il 12 luglio, i Comitati Dragut e Sagra delle Regne, hanno organizzato una rievocazione storica dello sbarco che ha riscosso un successo di pubblico oltre ogni aspettativa. Anche questa volta il Corsaro è stato accolto, ha rapito, depredato, incendiato ma alla fine il popolo con uno scatto d’orgoglio ha riconquistato la propria dignità, ricominciando a credere e a sperare nel futuro, nella consapevolezza di appartenere ad una terra ricca di storia e di cultura. La giornata è iniziata con la piccola orchestra M.L.Proia, che ha suonato brani d’epoca, conducendo le persone presso la scogliera, dove hanno trovato donne ed uomini che praticavano antichi mestieri, bimbi che giocavano i giochi d’un tempo, anziani che chiacchieravano. Infine è sbarcato Dragut, mentre due cantastorie narravano gli eventi: i Corsari dopo essere stati accolti hanno rapito tre donne. La giornata è proseguita a Minturno dove i Corsari hanno combattuto e incendiato il castello, ma alla fine, anche grazie alle preghiere e all’intercessione della Madonna delle Grazie, sono tornati sui propri passi, mentre il cantastorie recitava:«Anche quando pensiamo di aver toccato il fondo e pensiamo di non poter più risalire, possiamo farcela a rinascere. Possiamo risorgere anche noi. E ciò che è stato depredato, può sempre essere ricostruito. E restituito alla nostra amata terra.» Questa prima edizione è stato un successo non solo per lo straordinario afflusso di pubblico ma principalmente per quel significato profondo di rinascita che gli organizzatori hanno dato all’evento e alla collaborazione di tante e diverse realtà associative di Minturno, Scauri e Castellonorato: L’attrice Marina Casaburi, in veste di direttrice artistica, la Lega Navale Italiana; Le Associazioni Castrum Onorati e I Giullari; Le associazioni teatrali Le Ciaole e La Scaletta; la Piccola orchestra di fiati M.L. Proia; Lo Scoglio Pub e il Lido l’Approdo oltre naturalmente agli organizzatori che hanno ideato e creato un evento memorabile che senz’altro sarà il primo di una lunga serie.

il 12 Luglio i Pirati sbarcano nel Golfo di Gaeta!

Curri mammella mia, ‘nzerra le porte! E tu tatiglio mio piglia la scuppetta, ca so arrivati gli Turchi alla marina!


Nel 60° Della Sagra Delle Regne, il 12 Luglio dalle ore 18.00 presso la scogliera di Scauri, il Comitato Dragut e il Comitato Sagra delle Regne, organizzano la prima “Rievocazione Storica dello Sbarco del corsaro Dragut sulle coste minturnesi”. Prima dello sbarco, ci ritroveremo a vivere l’emozione di tempi passati, tra donne che ricamano, fanno il formaggio e lavorano la stramma. Uomini che riparano le reti e altri che si esercitano con le bandiere, bimbi che ballano, una pacchiana che si veste per la festa, balli popolari tutto in un atmosfera magica e gioiosa.  Atmosfera che verrà interrotta dallo sbarco del feroce Corsaro Dragut.

La serata proseguirà su a Minturno in piazza Portanova dove ci saranno accampamenti medievali con scene di vita quotidiana, esposizioni di armi, armature e oggetti di lavoro dell’epoca, falconieri ed arcieri, stand gastronomici con cucina tipica e l’incendio del castello baronale per mano di Dragut

E’ previsto il servizio navetta gratuito da Scauri a Minturno e ritorno dalle 21.00 alle 24.00 Scauri piazzale Sieci, Minturno piazzale Kennedy

Con la rievocazione dello sbarco, oltre alle atmosfere magiche della vita di un tempo, ci ritroveremo a vivere lo spirito vero e proprio della nostra terra. Riscopriremo, ancora una volta, la capacità di rialzarci dopo che un fuoco violento ha cercato di spazzare via persino le radici della nostra appartenenza. Dragut non è stato solo un corsaro che ha infestato le nostre coste, che ha depredato….Riconosciamo che reagire alla distruzione subita dalla sua invasione è stato l’inizio del nostro riscatto.

E lo è tuttora. Essa spinge, ancora oggi, ognuno di noi, ci incoraggia a riconoscere il bisogno di voler riprendere ciò che è nostro, a ricostruire ciò che altri, inesorabilmente, hanno pensato di poter distruggere.

La risposta alla violenza che Dragut ha avuto per le nostre terre è ciò che ci fa riscoprire la nostra dignità e ci caratterizza come appartenenti ad un’ unica origine. La credevano dispersa e invece, ancora oggi, la riscopriamo, generosamente in crescita.

Siamo noi, che oggi abitiamo questo Golfo, siamo noi che riconosciamo quanto ancora vada restituito.

Si ringraziano: Marina Casaburi; Lega Navale Italiana sez. Scauri e Formia; Lo Scoglio Pub; Lido L’Approdo, Banda Musicale  Proia; Associazione Castrum Onorati; Associazione teatrale Le Ciaole; Associazione Teatrale La Scaletta; Autolinee Riccitelli e l’amministrazione comunale.

 

All’interno dell’evento, sarà presente un mercatino artigianale

 

Minturno è Traetto, presentazione al Liceo Scientifico Alberti

Sarà presentato al Liceo Scientifico “Leon Battista Alberti” di Marina di Minturno, dalle ore 17 di venerdì 16 maggio, il corposo volume “Minturno è Traetto”, di Dino e Alfonso Artone, edito da Armando Caramanica. L’evento, dopo i saluti del “padrone di casa” Prof. Amato Polidoro, Dirigente dell’Istituto scolastico di Via Santa Reparata, dotato di grande ed encomiabile sensibilità alla promozione della cultura, vedrà gli interventi del Sindaco del Comune di Minturno, Dott. Paolo Graziano, dell’Assessore alla Pubblica Istruzione Vincenzo Fedele, del Prof. Enrico Bruno, Delegato alla Cultura, del Presidente della Pro Loco di Minturno,Valter Creo, del noto giornalista Gianni Ciufo ed infine dello stesso Editore, Armando Caramanica. Oltre, ovviamente, ai due Autori. A moderare l’incontro sarà il Dott. Giuseppe Mallozzi, giornalista e scrittore locale. La manifestazione, va doverosamente detto, è preceduta dal grande successo che il testo ha avuto fin dalla sua prima presentazione, avvenuta il 22 marzo scorso al Castello Baronale di Minturno. Un successo che, se pure in parte preventivato, ha sorpreso gli stessi Autori, e che ha dimostrato, se ce ne fosse bisogno, non solo la naturale e fisiologica curiosità che esso ha suscitato, ma anche una sorta di rinnovato orgoglio di “appartenenza” dei nostri concittadini alla loro terra, un sentimento che sembrava scomparso e che invece era forse solo sopito o deluso. A dimostrazione che valori ed espressioni che apparivano desuete e ammuffite, quali il culto e il rispetto delle tradizioni, il vanto per la propria storia millenaria,  l’amore per il proprio luogo natìo, la fierezza di essere cittadini di uno dei luoghi più belli e miti al mondo, possono essere non solo espressioni effimere e occasionali, ma suscitare stimoli ed opportunità soprattutto in chi, preposto alla Cosa pubblica, voglia farne motivo ed impulso di rinnovato spirito propositivo ed operativo, per il superiore bene comune.

La Ricostruzione urbanistica nella Gaeta Medievale

E’ possibile provare ad immaginare come era strutturata Gaeta, in epoca Medievale? Dove erano collocate le case, le botteghe e i principali punti di ritrovo dei suoi abitanti, ma anche come si svolgeva la vita quotidiana in un’epoca così remota? A queste e ad altre domande, è stata data una risposta lunedì 7 Aprile nella splendida cornice del grande albergo Miramare di Formia, dove si è svolto il convegno “Le Tipologie Edilizie e la ricostruzione urbanistica nella Gaeta Medievale”, organizzato dalla Fidapa di Gaeta – Formia – Minturno, la cui Presidente è Maria Giulia Monforte. L’evento,tenuto dalla brillante archeologa e storica dell’arte, Maria Teresa Scarpellino, è stato curato dalla referente della Commissione arte Beatrice D’Angelo.

Punto di partenza dello studio della Scarpellino, è stato la minuziosa lettura dei documenti del Codex Diplomaticus Cajetanus, scovando ogni possibile menzione (chiese, case, botteghe..) della Gaeta medievale. Tale ricerca, coadiuvata dall’analisi della bibliografia locale e di settore, ha portato alla collocazione “in pianta” dei risultati e ha costituito lo strumento per ricostruire l’articolazione delle abitazioni e, in qualche caso, anche la vita del tempo. Dopo una ulteriore attività di ricognizione, l’archeologa ha quindi formulato una propria proposta di ricostruzione urbanistica della città tra il IX e il XIV secolo.

Maria Teresa Scarpellino, laurea specialistica con lode in archeologia, ha già partecipato a numerosi convegni a riguardo, ad esempio durante l’incontro di studi di Lazio e Sabina del 2010. Dal 2005, è impegnata nel territorio di Roma nell’ambito dell’archeologia preventiva, ed è guida turistica abilitata per la provincia di Latina.

Davvero un convegno interessante, che ha dimostrato come grazie ad una attenta e competente lettura della documentazione storica in nostro possesso, sia possibile scavare a fondo fino alle nostre radici, scoprendo il nostro passato, che ci aiuta a comprendere meglio il nostro presente.

 

Articolo Comparso sul quotidiano “L’Avvenire” il 14/04/2014

Always in our hearts

Dal 29 marzo 2014, il giardino del Labter, ex Sieci, accoglie, assieme a piante ed arbusti tipici della macchia mediterranea, due simboli in più…..Una targa in granito ed un alberello di ulivo. Vi sono stati posti in occasione del Convegno “La Storia di Miss Frances Fleetwood”, organizzato a Scauri dal Comitato Dragut, per onorare la memoria della scrittrice inglese (1902-1994), per mettersi alla scuola di quanto il messaggio che ha ci voluto lasciare abbia ancora da dire, da insegnare, da raccontare. Molti scauresi ricordano la straordinaria figura di questa esile donna, anglosassone, che adorava la nostra terra, il suo paesaggio, il suo mare, tanto da definirli come un Paradiso. Dalle parole, stralciate dai suoi scritti e proposti al Convegno dalla prof. Anna Carrubbo, traspariva l’incanto di chi scopre per la prima volta la clemenza e la ricchezza, la varietà, di una natura generosa. A Scauri Miss Frances apprese il tepore del clima, vide per la prima volta le lucciole spegnersi ed accendersi in maggio, ascoltò lo scorrere di ruscelli e conobbe personaggi miti e tipici…Molti sono stati testimoni delle sue nuotate, anche in pieno inverno, delle passeggiate laboriose e discrete sul lungomare, dove non esitava a chinarsi ed a raccogliere le cartacce gettate da passanti più distratti e meno innamorati del nostro tratto di costa. Molti ricordano finanche il suo odore di lavanda, di zucchero e tea….Alcuni, i più intimi, hanno avuto il privilegio di incontrarsi con la sua sottile scrittura….Dalle finestre della dépendance che occupò per lunghi anni, nei pressi delle proprietà appartenute al Generale Nobile, del quale fu traduttrice dei suoi scritti ed ammiratrice fervente delle sue gesta, i passanti potevano udire infatti il ticchettio alacre e sommesso della sua macchina da scrivere, sulla quale annotava pensieri, bibliografie, alberi genealogici di antiche famiglie, racconti, storie di un passato glorioso….Fu scrittrice di molti romanzi di ampia divulgazione editoriale, la Fleetwood, oltre che giornalista e bibliografa, come ha ricordato al Convegno il prof. Pasquale Maffeo. Viveva dei suoi libri, amava dar vita a personaggi della storia, immaginare il loro vissuto…Il più singolare, senz’altro, Gianciotto Malatesta, marito della sfortunata Francesca da Rimini, al quale la Fleetwood provò a dare un’immagine meno crudele di quella che gli assegnò Dante; la più intrigante, Lady Hamilton, che seppe cambiare finanche il corso della storia, intrecciando il suo nome a quello del più famoso Horatio Nelson. Sulla targa posta nel giardino del Labter si può leggere questa scritta:”Always in our hearts”….”Per sempre nei nostri cuori”. Come per sempre, le radici di un albero di ulivo potranno attecchire e produrre nuovi frutti. Queste parole sono state suggerite dal prof. Franco Valerio, suo amico ed esecutore testamentario, che ne ha accolto i resti mortali nella cappella di famiglia. Sono la sintesi, il contenuto essenziale della sua permanenza, always, sempre, nel Golfo di Gaeta e più ampiamente, in Italia.. Miss Frances dunque volle, scelse di venire a vivere a Scauri. La elesse sua dimora, always. Antonio Lepone, il giornalista scaurese che raccolse l’ultima intervista alla “signorina inglese” (così molti la chiamavano), ha testimoniato al Convegno che, traducendo le gesta del generale Nobile, Miss Frances aveva avuto praticamente in sorte di viverle, accanto a lui, attraverso le sue parole, di respirarne il coraggio prima, la disillusione, ed anche l’incomprensione da parte di molti, poi….Il Generale aveva raccontato e lei, di rimando, si era sentita investita del compito di raccontare a sua volta. Come se raccontare fosse vivere. Fu la narrazione, dunque, la vera vocazione di Miss Frances. Come chi ha avuto in dono un’eredità meravigliosa e decide di metterne a parte quante più persone possibili. Frances Fleetwood raccontò avventure, intrecci, immagini ardimentose….Come se il suo compito fosse quello di far rivivere ciò che già aveva avuto la possibilità di esistere e che meritava di essere perpetuato nella memoria. Alwais.

…Nella sua guida su Caserta Vecchia, si lasciò ispirare da un gruppo di giovani volontari che stava lavorando per ridare alla città il suo antico e glorioso aspetto. Fu osservando quelle braccia alacri e disinteressate a nessun altra ricompensa se non a quella di rendere giustizia al passato, che decise di scrivere, aiutando quei ragazzi a rimuovere i calcinacci e la polvere dell’oblio dalla storia della civiltà. Come fuori programma del Convegno, il moderatore, Marcello Caliman, ha invitato a prendere la parola la prof.ssa Monica Colabove…Allieva del Liceo Scientifico Alberti, ebbe con Miss Frances un rapporto così speciale ed intimo, che ne seguì le orme, studiando le lingue e leggendo i suoi scritti….Monica, con una luce negli occhi, sapiente e consapevole, con viva commozione, ha restituito queste parole di Miss Frances a tutti i convenuti:”Aspetta….Aspetta che la ruota abbia completato il suo corso”…Sembrano le parole di una filosofia di vita fatalista. Invece la prof. ssa Monica, dal profondo della sua conoscenza, ci ha testimoniato che in realtà sono le parole di una saggezza vissuta. Tutto ciò che deve accadere, in un’esistenza, in una storia, in un’esperienza, accade. Come se fosse la vita stessa a lanciarci un vero e proprio richiamo, attraverso luoghi, affinità, immagini, che arrivano a colpire le sensibilità personali fino a mutarne i percorsi con i loro urgenti richiami. Così, spesso, si sperimenta nella propria piccola vicenda vissuta. Così è successo al Presidente del Comitato Dragut, dott. Pino De Renzi, che ritrovò a distanza di molti anni, nella sua biblioteca, il libro che Miss Frances gli aveva donato perché, liceale, apprendesse bene l’inglese….Un libro, come una ruota che gira, attende soltanto di essere guardato al suo interno…di essere letto…Di essere riletto ancora, affinchè tornino a vivere parole ed a pulsare sentimenti. “Aspetta che la ruota abbia completato il suo giro”. Always.

Patrizia Cervone

Minturno è Traetto: Luoghi, Storia, Arte e Folclore

Sarà presentato oggi, sabato 22 marzo 2014, alle ore 17, presso il Castello Baronale di Minturno il libro “Minturno è Traetto” di Dino e Alfonso Artone. Il volume, edito da Armando Caramanica Editore, al quale Minturnet ha  dedicato un ampio servizio, è costituito da ben 820 pagine dedicate alla storia di Minturno, l’arte, le tradizioni e il suo folklore.

Il programma prevede, dopo i saluti del sindaco Paolo Graziano e di Don Elio Persechino, parroco della Chiesa di San Pietro Apostolo, gli interventi di: Dott. Pier Giacomo Sottoriva (Storico), che ha curato la presentazione dell’opera, i due autori del volume Dott. Alfonso e Dino Artone; Lara Artone (Illustratrice grafica – Pittrice), autrice della copertina; Dott. Bruno Ripoli (Presidente Federazione Nazionale Tradizioni Popolari); Dott. Plinio Conte (Dirigente ISMEF); Prof. Enrico Bruno (Delegato alla Cultura); Armando Caramanica (Editore); Walter Creo (Presidente Pro Loco Minturno). A moderare l’incontro sarà il Dott. Antonio Lepone, Addetto alle Relazioni Esterne del Comune di Minturno.
LA PRESENTAZIONE. Dalla presentazione di Pier Giacomo Sottoriva: “Questo libro è cosa diversa. È una dichiarazione di amore per tutto ciò che odora di Minturno, di aurunco, di personaggi, di lingua parlata e in procinto di diventare roba da archivio, di feste, di cicli della vita, di cronaca spicciola o persino di attualità nella sua forma più effimera: cose che tavolta durano nel privato, ma che si stravolgono negli anni cambiando continuamente volto in una rincorsa contro il tempo, che trasformerà l’attualità in memoria… Io chiamerei questo sforzo di Dino e Alfonso Artone, ricerca del genius loci, quello spirito che unisce in repubblica federata Minturno e le sue frazioni; afflato che rievoca ancora oggi le antiche lotte per la sopravvivenza degliAurunci rispetto ai Romani invasori, trasformandosi in nostalgia di confine… se un libro è ciò che esso riesce a suscitare nel lettore, questo libro è anche l’inconscio raffronto tra ieri e oggi, distonia tra tempi diversi, specchio di un tempo andato nel quale si riflette, deformandosi, l’odierna vita. Perché la vita non è solo quella dell’individuo, che si esaurisce in uno spazio temporale più o meno lungo, ma è la sintesi delle varie vite che il genius loci crea attraverso le società che si susseguono”.

 

Visita al Centro Storico di Minturno con Dragut

Possiamo tranquillamente affermare che la visita guidata nel centro storico di Minturno di ieri, 27 dicembre 2013, sia stata, tra le tre organizzate quest’anno dal Comitato Dragut, la più intrigante e sorprendente. Le altre due, che si sono svolte la scorsa estate, una nell’area archeologica e l’altra nella cattedrale di San Pietro, sono state molto belle e interessanti. Questi siti, come è noto, sono già di per sé eccezionali, notevoli per interesse artistico e storico… ma avere come guida la studiosa di Storia dell’Arte Stefania De Vita, nostra compagna d’avventura assieme all’associazione Italia Nostra, è stato un valore aggiunto! Tutti però, visitatori ed organizzatori, sapevamo, nelle visite precedenti, più o meno cosa aspettarci. Ieri invece, resi curiosi ed appassionati dalle sapienti parole della nostra guida, siamo andati alla ricerca del reperto nascosto, non alla nostra vista bensì trascurato dalla nostra abitudine distratta… Lo spunto di questa passeggiata ci è venuto dalla bellissima tesi di laurea della studiosa Tiziana Falso, la quale è andata a catalogare e fotografare, in giro per le vie di Minturno, appunto, quei pezzi marmorei ripresi chissà da chi e con quali mezzi dalla città romana di Minurnae e traghettati appunto a Traetto, in epoca medioevale. Tutti giorni passiamo accanto a veri e propri pezzi di storia parlanti, nelle nostre strade, tra i nostri vicoli, senza vederli…Colonne scanalate, capitelli ionici dalle volute a spirale, iscrizioni, epigrafi, scudi araldici, teste di leone scolpite nella pietra, affreschi oramai scoloriti e di difficile interpretazione: siamo talmente abituati ad averli sotto gli occhi, incastonati tra cemento, pietre, panni stesi al sole, edere rampicanti, che non li vediamo più o forse non li abbiamo mai visti. O semplicemente non siamo in grado di apprezzarne l’enorme valore e l’indiscutibile bellezza. Lo scopo di questa visita guidata è stato proprio questo, imparare a vedere, ad osservare l’ambiente che ci circonda, ad apprezzare e a custodire tutto ciò che di bello il nostro paese, il suo cuore pulsante, il suo centro storico, ha da offrire. Diventiamo noi stessi promotori del nostro territorio, impariamo ad amarlo con consapevolezza. E’ stato questo, dunque, lo scopo di questa terza visita. Restituire alla nostra vista come alla nostra consapevolezza, l’appartenenza alle nostre radici che vengono da un tempo lontano ed ancora hanno così tanto da raccontareda raccontare!

Patrizia Cervone Almerinda Rossillo Per il Comitato Dragut

Ricilcarte a Natale: un laboratorio di riuso a Scauri

“RiciclArte a Natale” è il titolo del laboratorio di “riuso” creativo natalizio, organizzato dal Comitato Dragut. Un modo – come spiegano gli organizzatori – per “costruire, inventare, creare e ricreare da quello che di solito si butta via. Attraverso l’uso di materiali di recupero possiamo decorare la casa spendendo poco e salvaguardando l’ambiente”. Il laboratori si sono svolti mercoledì 20 novembre, dalle ore 15 alle ore 18, presso la sala conferenze del Parco Riviera di Ulisse, nell’ex Sieci di Scauri. 

 

 

L’impegno per la realizzazione del seminario sulle tematiche del “riuso”, intitolato RiciclArte, come a dire appunto, riuso a regola d’arte, ha avuto diverse fasi di realizzazione. Diverse tappe di vero e proprio impegno e lavoro creativo. Il Comitato Dragut, nel rispetto dell’ambiente, nel rispetto della sua ormai ben nota filosofia del “non depredare” ma del “restituire”, ha promosso, patrocinato, voluto, assieme a Monica Penitenti, originale artigiana, confezionatrice attenta, realizzatrice appassionata, questo breve seminario, in prossimità delle feste di Natale. Un modo sicuramente concreto, fantasioso ed artistico, per eseguire decorazioni di Alberi di Natale e cartoncini di Auguri, assieme a chi sente la tradizione non slegata dall’appartenenza al proprio territorio ed alle proprie radici….. “Raccogliamo il salice, svuotiamo cassetti e armadi per recuperare materiale”. Con questo invito ci siamo rivolti a quanti volessero aderire al nostro progetto, creativo e conservativo ad un tempo. “Ci piace tanto fare le cose in casa e condividerle con gli amici” : Sono state queste le parole del nostro invito. Sono state l’entusiasmo ed anche un pizzico di vena artistica, le risposte di chi ha aderito. Ci siamo incontrati assieme a circa venti persone, nella sala del Parco di Ulisse, presso le ex-Sieci, a Scauri. Abbiamo lavorato materiali naturali e materiali di riclo. Con colla vinilica, colla a caldo, spago di varie misure, abbiamo manipolato, intrecciato con piacere rami di salice per farne ghirlande. Con stoffe di vari tipi, bottoni, maglioni infeltriti, giornali, vecchi cd, filo per cucire, lana, carta vari tipi, ghiande, spartiti, tappi, nastri e … altro ancora, ci siamo trasformati in protagonisti del nostro Natale. Abbiamo confezionato la calda realtà tanto cara alla nostra tradizione, con il molto che già avevamo raccolto. Protagonisti del nostro territorio. Protagonisti delle nostre scelte. Per non depredare. Ma anche per non consumare o sperperare. Per valorizzare e dare dignità. Per dare voce alla nostra creatività. Grazie, Monica Penitenti. Grazie agli artigiani, artisti del proprio Natale!

Patrizia Cervone Almerinda Rossillo

il Ponte delle Parole

di Pino De Renzi

Quando, come e dove un uomo, anzi un ragazzo sempre sorridente come lo è Alfonso Artone, DIVIENE scrittore?
Quando pubblica il suo primo racconto? O il suo primo libro? Quando è pubblicato da un GRANDE editore?? Quando ha finalmente successo? O quando viene ‘riconosciuto’ come tale dalla ‘società’ ?
Quando, precisamente, Alfonso ha potuto fregiarsi del titolo degli dèi? Degli dèi, certo, perché l’uso della parola non è per tutti.
C’è chi per esempio le parole le spreca.
C’è per esempio chi, non sapendo che sentimenti esprimere oltre alla facile detrazione e alla discussione razzolante delle galline che beccano l’aia, usa le parole non per esprimere meraviglia davanti ad un libro che nasce ma solamente – sola mente – distacco e sufficienza.
Se la sono davvero mai posta costoro, vostro Onore, la domanda fondamentale di questo processo alle intenzioni?
Quando, un uomo si ‘sente’ Scrittore?
Io lo conosco, quel momento. Lo conosco benissimo.
Ci si sente scrittori quando in un momento preciso della vita si comprende che ciò che scriveremo noi non lo scriverà mai nessuno. O lo scriviamo noi, quel racconto, quel libro, quel verso, o non lo farà mai più nessuno.
Uno scrittore è un ponte sull’eternità, direbbe Richard Bach: è un ‘qualcuno’ che si prende l’onere di costruire e raccontare le storie di altri e per gli altri.
Il primo romanzo che ho letto di Alfonso era un ponte sulla morale, sull’amore e sulla coscienza. Il suo secondo libro di fantascienza è un ponte sul tempo e so, ma non rivelo ancora nulla, che Alfonso sta scrivendo e costruendo un altro ponte tra padri e figli, tra nonni e nipoti, tra genti diverse eppure simili.
Per poter costruire un ponte, però, bisogna avere ben chiaro le sponde che si vuole unire. Bisogna avere un’idea, un progetto, un sogno.
Ecco: è questo il momento in cui uno comincia a sentirsi scrittore. Quando capisce che le sue parole non sono più solo proprie ma di tutti.
Poco importa se le scrivi nel sottosuolo come Dostojevski o se le pubblichi in e-book a 50 centesimi. Poco importa se le pubblicizzi da te o se le affidi alla corrente di un fiume.
A me interessa che le parole non siano sprecate e che si sia avuto il (bi)sogno di scriverle. Non importa quanto sia venduto un libro. Non importa quanto sia ‘riuscito’. Importa che tu abbia avuto il coraggio di pensarle e di donarle agli altri. Anzi, di restituirle, visto che le parole, come la vita, non sono del tutto nostre.
Io credo che Alfonso quelle parole le abbia sentite dettate dentro di sé. Ed è da quel preciso momento che Alfonso può dirsi scrittore.

i Libri di Alfonso Artone